martedì 14 giugno 2005, di Gagliardi Andrea
Italia bocciata in materia di immigrazione e asilo. Nel giorno in cui sbarcano a Lampedusa oltre 500 migranti, la corte europea di Strasburgo censura il governo italiano sui rimpatri forzati in Libia. L’autodifesa del governo non ha convinto i giudici di Strasburgo. E ieri il tribunale europeo, con un provvedimento d’urgenza, ha sospeso l’espulsione di 11 immigrati arrivati lo scorso marzo a Lampedusa. Una misura che accoglie il ricorso presentato in aprile da un gruppo di legali guidati dall’avvocato Anton Giulio Lana a nome di 79 persone trasferite e detenute nel centro di prima accoglienza Sant’Anna di Crotone da dove rischiano di essere inviate in Libia.
Respinta la difesa del governo
La Corte aveva ordinato all’Italia di fornire spiegazioni entro il 6 maggio sulle procedure di identificazione ed espulsioni adottate, sulla presentazione eventuale di richieste d’asilo da parte degli immigrati respinti e sullo status delle loro domande. Numerosi parlamentari dell’opposizione e associazioni come il Cir e Amnesty International avevano censurato tali respingimenti, parlando di espulsioni collettive, vietate dal diritto internazionale. «La risposta fornita dal governo italiano alla corte europea - spiega l’avvocato Lana - è stata laconica ed evasiva. Il governo ammette tra le righe di non aver identificato in maniera certa tutte le persone sbarcate, afferma che 11 immigrati sono stati colpiti da decreto di espulsione e che altri sono stati già allontanati, ma non dà notizie sulla maggior parte dei ricorrenti. Ce n’era abbastanza per indurre la Corte a fermare le 11 imminenti espulsioni».
Nel mirino la politica di collaborazione con la Libia
La notizia è un duro colpo alla politica di collaborazione informale (l’accordo di cooperazione tra Berlusconi e Gheddafi per contrastare l’immigrazione clandestina non è mai stato reso pubblico, ndr) tra governo italiano e libico. «E’ la prima volta - commentano Tana de Zulueta (Verdi) e Chiara Acciarini (Ds), le uniche parlamentari a Lampedusa nei giorni dei rimpatri - che uno stato europeo viene sanzionato per espulsioni verso un terzo paese, qual è la Libia, che non sia quello di origine degli immigrati. La Corte con le sue decisioni, vincolanti per l’Italia, ha di fatto bocciato l’accordo tra Italia e Libia».
La violazione del diritto internazionale
Non sono servite insomma le assicurazioni del governo che ha sempre difeso la regolarità delle procedure adottate. «La decisione della Corte dimostra - continuano De Zulueta e Acciarini - come le espulsioni sommarie attuate più volte avvengano al di fuori della legalità e delle norme internazionali del diritto d’asilo». Colpisce il fatto che la censura di Strasburgo non colpisca gli accordi bilaterali di riammissione tra Italia e altri paesi extra Ue, come l’Albania, ma, indirettamente, i rapporti con la Libia. «Le politiche di immigrazione - conclude De Zulueta - si possono anche gestire con accordi bilaterali, ma, nel caso della Libia, l’Italia ha tentato una scorciatoia, utilizzando questo paese, che non ha ratificato la convenzione di Ginevra sulla protezione dei rifugiati e che non garantisce standard adeguati di tutela dei diritti umani, come sede impropria di delocalizzazione degli immigrati espulsi, sulla base di accordi tenuti segreti».
Espulsioni collettive vietate dalla Bossi-Fini
Oggetto delle violazioni, del resto, sarebbe la stessa legge italiana. «E’ la Bossi Fini - conclude l’avvocato Lana - che richiede l’identificazione delle singole persone, la notifica individuale del provvedimento di espulsione, la convalida di un giudice in un’udienza pubblica in cui sia garantito il diritto alla difesa. Tutte condizioni non rispettate dal governo italiano». Nelle prossime settimane la Corte europea si dovrà pronunciare sul merito della questione: dovrà cioè decidere se, come sostengono gli avvocati degli immigrati, la Libia non offre garanzie adeguate per la tutela dei diritti umani delle persone espulse sul suo territorio.