martedì 7 dicembre 2004, di Sabatino Annecchiarico
Lecce - E’ ripreso il processo contro il direttore del Cpt Regina Pacis di San Foca (Lecce), don Cesare Lodeserto assieme ad altri sei collaboratori, undici carabinieri e due medici in servizio nel centro: l’accusa è di violazione e maltrattamento nei confronti di undici immigrati d’origine magrebina nel novembre del 2002.
Gli undici immigrati sono chiamati oggi a testimoniare contro gli imputati per le violenze subite all’interno del Centro. E’ il primo processo in Italia contro i gestori di un Cpt che per molti immigrati è diventato un vero lager.
Le accuse del pm Carolina Elia (Procura di Lecce) sono pesantissime: violenza privata, percosse, violenza a sfondo etnico, lesioni gravi, ingiuria, abusi di mezzi di correzione, abuso d’ufficio, redazione di falsi referti medici. Insomma il Centro era diventato «una specie di Guantanamo all’italiana», come dimostrato nel film Mare Nostrum di Stefano Mencherini, prodotto quasi un paio di anni fa. Fu proprio il film, assieme ad un esposto presentato da cittadini leccesi e alle denuncie di alcuni immigrati, a dare origine a questo processo.
Don Cesare Lodeserto è inoltre indagato per peculato in un’altra vicenda giudiziaria per la presunta distrazione di fondi pubblici ad uso privato destinati all’accoglienza degli stessi immigrati.
Il Cpt di San Foca, gestito dalla Curia arcivescovile di Lecce con la Fondazione Regina Pacis, è tra i primi e sicuramente il più grande d’Italia. Era stato aperto con la precedente legge Turco-Napolitano, poi era andato deteriorandosi notevolmente con l’attuale legislazione Bossi-Fini, non solo per quanto riguarda il trattamento riservato ai detenuti, anche per i costi di gestione. Solo negli ultimi anni sono stati oltre 50 mila gli immigrati fermati in questo Cpt e il costo di gestione è passato dai 42 euro giornalieri, indicati dalla Turco-Napolitano per ogni immigrato internato, a 60 euro per lo stesso servizio.
A sostegno del processo numerose associazioni, gruppi e singole persone che operano nel campo dell’immigrazione, hanno deciso in una riunione tenutasi nello scorso settembre a Firenze, di promuovere iniziative pubbliche in tutto il territorio nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica su «cosa sono questi Cpt e cosa veramente succede all’interno di queste strutture, fortemente volute dall’attuale governo e da quello precedente». Per l’appello di adesione al processo si può scrivere a pineda@libero.it.
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