CHALLENGE | Liberty & Security



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«Fare dell’Europa uno spazio di libertà e sicurezza»

mercoledì 22 febbraio 2006, di Frattini Franco

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Onorevole Presidente, onorevoli membri del Comitato,

desidero anzitutto, a nome della Commissione, congratularmi con il nuovo Presidente del Comitato che avete eletto quest’oggi.

- È ben noto alla Commissione lo spirito europeo del Presidente, l’onorevole Delebarre, il quale ha svolto e svolge ruoli di primo piano a livello sia nazionale che regionale ed europeo. Al Presidente intendo sin d’ora confermare la volontà della Commissione di cooperare pienamente con il Comitato.

- Del resto, oltre alla cooperazione istituzionale prevista dal trattato, sono lieto di ricordare che lo scorso 17 novembre la Commissione e il Comitato hanno proprio voluto confermare e rinnovare la loro cooperazione politica. Mi riferisco al protocollo di cooperazione firmato il 17 novembre 2005 dal Presidente della Commissione, Barroso e dal vostro Presidente Straub, al quale vanno rinnovate le congratulazioni per la sua efficace opera alla guida del Comitato.

Con il protocollo disponiamo di uno strumento per organizzare ancor meglio la nostra cooperazione e per far sì che questa si concretizzi in modo ancor più sistematico e preciso sui temi che sono davvero al centro dell’agenda politica europea. È un punto al quale la Commissione tiene molto.

- Aggiungo, inoltre, che la Commissione e il Comitato completeranno il protocollo di cooperazione del 17 novembre con un capitolo relativo alla politica della comunicazione. Comunicare l’Europa è infatti un settore cruciale e non vi è dubbio che, anche in questo caso, il Comitato ed i suoi membri potranno apportare un valore aggiunto fondamentale.

* * * * *

Le politiche di giustizia, libertà e sicurezza sono al centro dei dibattiti in Europa e nel cuore dei cittadini europei.

Il costituirsi dello spazio Schengen ha aperto i nostri territori ma al tempo stesso ci ha mostrato che l’UE è tuttora un’Unione di Stati membri con 25 corpi di polizia, 25 apparati giudiziari, 25 politiche d’immigrazione ecc. Se vogliamo veramente raggiungere il nostro obiettivo di un territorio comune per le persone, come siamo giunti a un mercato comune per le merci, dobbiamo creare un autentico spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia per i nostri cittadini.

- Uno spazio di libertà significa che non soltanto i nostri cittadini e i residenti possano muoversi liberamente all’interno dell’UE, ma che possano farlo anche i nuovi migranti, dopo aver varcato legalmente le frontiere esterne. È questo l’obiettivo delle nostre attività per la gestione integrata delle frontiere esterne, per una politica comune in materia d’asilo e di migrazione e per una politica d’integrazione a favore dei cittadini di paesi terzi che risiedono in Europa.

- Purtroppo, un territorio aperto si apre anche a una maggiore attività criminale, ed ecco perché noi lavoriamo per creare uno spazio di sicurezza. Naturalmente, i nostri 25 corpi di polizia e gli altri garanti istituzionali della legalità non andranno a formare un’entità unica. Tuttavia, dobbiamo assicurare che lavorino insieme, che s’informino a vicenda, e noi dobbiamo cooperare fattivamente, a livello europeo, per prevenire la criminalità organizzata e le attività terroristiche in tutta l’Europa.

Un altro settore dei nostri lavori è la giustizia. Nei casi che coinvolgono cittadini e autorità giudiziarie di Stati membri diversi, dobbiamo assicurare che le procedure amministrative siano più semplici e rapide e che una decisione giudiziaria adottata in uno Stato membro sia riconosciuta in un altro. Nel campo del diritto civile, le società e le persone di Stati membri diversi devono essere in grado di ottenere riparazione in sede giudiziaria in tempi più brevi, mediante una decisione che sia riconosciuta ed eseguita in entrambi gli Stati membri. Nel campo del diritto penale, dobbiamo far sì che la criminalità transfrontaliera sia affrontata con maggiore efficienza e che a tutti - i criminali e le loro vittime - siano garantiti pari diritti in qualsiasi Stato membro e in qualsiasi tribunale si svolga il processo.

- Infine, un settore di particolare importanza è quello dei diritti umani. Per decenni è sembrato che i diritti umani fossero soltanto un argomento di dibattiti accademici a livello nazionale: molti sostenevano persino che non fossero più un problema europeo. Oggi i principi dei diritti umani incidono su tutti gli aspetti della vita: basti pensare alla recentissima questione delle vignette pubblicate sui giornali danesi che ha provocato un dibattito fondamentale sul diritto alla libertà d’espressione.

Nel 2000 gli Stati membri hanno adottato la Carta europea dei diritti umani. È nostro dovere promuovere ulteriormente questi diritti all’interno dell’UE e anche nelle relazioni con i nostri partner mondiali.

Vi ho presentato in breve la mia visione dello spazio europeo di libertà, di sicurezza e di giustizia. Come sapete, perché essa diventi una realtà la Commissione e il Consiglio hanno adottato lo scorso anno il piano d’azione per attuare il programma dell’Aia.

Ho appreso che il vostro Comitato ha suggerito di rivedere questo piano d’azione. Va osservato che l’esame a medio termine del programma dell’Aia, e quindi anche del piano d’azione, è stato programmato dal Consiglio nel novembre 2006, data l’esigenza di adeguare il programma all’entrata in vigore del Trattato costituzionale. Nelle circostanze attuali, probabilmente sarà necessario procedere a quest’esame nel 2007. L’esame a medio termine sarà sostituito, per così dire, da un documento politico ad alto livello, forse in forma di comunicazione. Ne presenterò il testo all’inizio del prossimo settembre, nell’intento di stimolare e strutturare il dibattito in sede di Consiglio sulle principali priorità e sugli eventuali aggiustamenti politici da attuare. Certamente, sarà questa l’occasione per studiare ancor meglio come potenziare, nell’ambito delle nostre politiche, la posizione delle autorità locali e regionali.

Vorrei ora trattare alcune delle questioni da voi affrontate nel vostro parere, che interessano direttamente le autorità regionali e locali.

- La sicurezza

- Condivido il punto di vista espresso dal relatore, l’onorevole Opstelten, secondo cui per i nostri cittadini è un’urgente necessità che si affrontino con un approccio decisivo gli attuali problemi di sicurezza. Stiamo facendo tutto il possibile, a Bruxelles, perché le forze di polizia che agiscono sul terreno possano scambiarsi informazioni sugli individui e sui gruppi pericolosi e possano combatterli in operazioni congiunte. Tuttavia, è a livello locale che potremo compiere progressi effettivi nella prevenzione della criminalità.

Vorrei rammentarvi il successo del programma quadro AGIS, il cui scopo è aiutare la polizia, il potere giudiziario e gli operatori istituzionali degli Stati membri UE e dei paesi candidati a cooperare nelle questioni penali e nella lotta contro la criminalità. Nell’ambito del programma AGIS, nel 2004 le autorità regionali e locali hanno proposto 19 progetti, 13 dei quali sono stati scelti per il cofinanziamento. In totale, le autorità regionali e locali hanno utilizzato il 10% dei fondi del programma nel 2003 e il 12% nel 2004. Mi auguro che le percentuali continueranno ad aumentare.

- La gestione delle crisi

- Il vostro Comitato attribuisce grande importanza alla gestione delle crisi. Condivido la vostra posizione secondo cui, quando si tratta di adottare misure immediate di salvataggio, la responsabilità primaria spetta alle autorità locali. La gestione integrata europea delle crisi che stiamo tentando di elaborare con gli Stati membri riguarda le minacce di grande portata. Dobbiamo sviluppare sistemi di allarme precoce per calamità come i terremoti e le inondazioni e dobbiamo definire il ruolo delle organizzazioni attive in questo settore, come per esempio l’Eurocontrol per la sorveglianza dei cieli e l’Organizzazione mondiale della sanità per le epidemie. In una visuale meno ampia, a livello degli Stati membri, dobbiamo compilare un «chi è che» per la gestione delle crisi, una sorta di elenco dei coordinatori nazionali. Infine, a livello locale dobbiamo individuare vie di cooperazione per i casi di gravi catastrofi transfrontaliere: chi è responsabile dell’approvvigionamento idrico, delle telecomunicazioni, dei trasporti ecc. Nel caso di una grave calamità, domani, alla frontiera tra due Stati membri, non è automatico che i vigili del fuoco o i servizi di ambulanza locali nei due Stati coordinino i loro interventi. È a questo, invece, che miriamo a livello locale. Io stesso ho assistito l’anno scorso a un’esercitazione di questo tipo, alla quale partecipavano i servizi d’emergenza di vari Stati membri.

- La prevenzione della criminalità

- Vorrei parlare ora della prevenzione della criminalità, della violenza e dei comportamenti antisociali. Devo rammentare che la Commissione non attribuisce priorità soltanto alla repressione di simili atti, ma anche ad affrontare questi problemi alla loro radice, promuovendo l’integrazione, il dialogo interculturale e il dialogo con le religioni. Solo agendo insieme sulle cause radicali che sono alla base di questi problemi possiamo sperare di sradicare la radicalizzazione della violenza. In tale contesto, sono convinto della necessità che la polizia ed i garanti istituzionali della legalità s’impegnino maggiormente con i giovani, a livello locale. Spesso la radicalizzazione della violenza può nascere dal combinarsi della sensazione negativa di esclusione, di cui risentono singoli individui, con i sentimenti positivi che li mobilitano a divenire membri di un gruppo e ad agire per il cambiamento. Il diffondersi della propaganda e la facilità di accesso a gruppi radicali violenti esercitano un forte effetto su tutto questo fenomeno. In un simile contesto, il mio messaggio principale è: integrazione e ancora integrazione.

L’integrazione

Condivido la vostra convinzione secondo cui il tema dell’integrazione dei cittadini dei paesi terzi, affrontato nel piano d’azione dell’Aia, costituisce uno degli elementi della massima importanza, per il quale hanno rilievo capitale la vostra perizia specifica e il vostro impegno. Nella recente comunicazione riguardante «Un’agenda comune per l’integrazione» ho presentato un «quadro per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi», di cui il Consiglio di dicembre ha approvato gli orientamenti. La comunicazione e le conclusioni del Consiglio costituiscono insieme un altro passo verso l’attuazione dei principi comuni di base sull’integrazione adottati dal Consiglio Giustizia e Affari interni nel novembre 2004, sotto la presidenza dei Paesi Bassi.

- Il quadro da me presentato si fonda su proposte di provvedimenti concreti, intesi ad attuare i principi comuni di base sull’integrazione, e su un insieme di dispositivi UE di sostegno miranti a facilitare tale attuazione. Tra i dispositivi di sostegno vi sono la rete delle cellule nazionali di contatto in materia d’integrazione, il Manuale sull’integrazione destinato ai politici e agli operatori del settore, la relazione annuale su migrazione e integrazione, un sito web sull’integrazione e il Forum europeo sull’integrazione. Si noti che i provvedimenti d’integrazione proposti tengono conto del livello locale e civico nel quale ha effettivamente luogo l’integrazione.

- Le prospettive finanziarie

- Vorrei ribadire che, perché il loro successo eguagli la loro ambizione, le politiche e i provvedimenti d’integrazione richiedono un adeguato sostegno finanziario. L’Unione europea sostiene le politiche d’integrazione degli Stati membri mediante vari strumenti finanziari. Le azioni preparatorie per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi (il programma INTI) sono state efficaci nel promuovere le attività a livello locale. Esse hanno suscitato grande interesse in pressoché tutti gli Stati membri e in particolar modo da parte delle autorità locali e delle ONG. Tuttavia, a tali azioni preparatorie sono mancate le risorse sufficienti per sopperire alle ingenti esigenze: per esempio, l’importo disponibile nel 2005 era di 5 milioni di euro.

Nelle prospettive finanziarie per il periodo 2007 2013, la Commissione ha proposto un nuovo strumento di solidarietà per l’integrazione: il Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi, il cui scopo è fornire un’assistenza mirata. Inizialmente, la Commissione ha proposto una dotazione molto ambiziosa (1 770 milioni di euro) ma, come forse saprete, alcuni Stati membri hanno ritenuto eccessivo tale importo. In seguito all’accordo sulle prospettive finanziarie raggiunto al Consiglio europeo di dicembre, stiamo ora studiando una riduzione dell’importo proposto, che potrebbe stabilirsi a circa 825 milioni di euro per il periodo settennale. So bene che queste risorse presentano la massima importanza per le autorità locali, ma abbiamo anche un altro problema da risolvere: alcuni Stati membri hanno posto in questione il fondamento giuridico del Fondo d’integrazione, quale è stato proposto dalla Commissione. Il campo d’azione previsto dall’articolo 63, paragrafo 3 del Trattato di Nizza per l’adozione di misure in materia d’integrazione è limitato. La Commissione ha esposto al Consiglio le proprie ragioni contro tale parere, e abbiamo l’appoggio del relatore del Parlamento europeo. La decisione è stata adottata all’unanimità dagli Stati membri, in consultazione con il Parlamento europeo, ed io conto sul vostro appoggio al riguardo per condurre a buon fine le trattative in sede di Consiglio.

Per quanto riguarda i programmi quadro «Diritti fondamentali e giustizia» e «Sicurezza e tutela delle libertà», sarà attribuita grandissima importanza alla partecipazione delle autorità locali e regionali, quali beneficiarie del finanziamento che sarà accordato a tali programmi. In effetti, le autorità locali e regionali possono già adesso presentare progetti nell’ambito degli attuali strumenti finanziari e questa situazione non cambierà.

Al contrario, vi saranno vie nuove e più agevoli per proporre progetti che possano facilitare la piena ed effettiva partecipazione di tali autorità. Per esempio, il programma Sicurezza prevede la possibilità di presentare «progetti nazionali», nel rispetto di determinate condizioni (per esempio il carattere innovatore dei progetti), il che significa che, in tali circostanze, non sarà più necessario trovare altri partner di altri Stati membri.

La Commissione è consapevole dell’importante ruolo che svolgono le autorità locali in settori quali, tra gli altri, la violenza domestica, la violenza nelle città, l’abuso di droga. Nell’elaborare i piani annuali per l’attuazione dei programmi quadro che ho menzionato, certamente la Commissione attribuirà una priorità a questi settori. Eventi come quello di oggi hanno importanza fondamentale per individuare i settori principali, cosicché il programma di lavoro della Commissione possa riflettere le priorità più pertinenti.

È mio fermo auspicio che le autorità locali e regionali partecipino massivamente, presentando i loro progetti.

Onorevole presidente, onorevoli membri del Comitato,

voglio esprimervi la mia sincera gratitudine per avermi permesso di essere presente qui con voi oggi. Sono molto lieto di contribuire all’attuale dibattito sul futuro dello spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, nel quale si esprime la preziosa esperienza delle autorità locali e regionali europee.

Vicepresidente Franco Frattini

Commissario responsabile per il portafoglio Giustizia, Libertà e Sicurezza

Comitato delle regioni Bruxelles, 16 febbraio 2006

SPEECH/06/91

Source : http://europa.eu.int/


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