Conflitti globali
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19 February 2007
This issue of Conflitti globali is introduced by a map – the one produced by the research collective Migreurop – which effectively suggests the idea of the European Union as a big cage: almost two hundreds facilities dedicated to internment, control, and identification of migrants and displaced people. The visual effect of the map is therefore of a «chicken pox», whose spots are mainly concentrated within the current EU border, extending nonetheless their propagation to the EU candidates countries or to particular «mandatory» states – Morocco, Algeria, Tunisia –, as well as to countries with which Europe keeps uncertain and ambivalent relations, like Putin’s Russia or Gheddafi’s Libya.
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5 febbraio 2007
Se guardate attentamente la cartina riprodotta nell’apertura di questo numero, potete farvi un’idea dell’Europa in gabbia. Circa duecento strutture dedicate all’internamento, al controllo e all’identificazione dei migranti. Non solo in Europa, ma anche nei paesi candidati e aspiranti all’ingresso nella Ue, nei tributari, come Marocco, Algeria e Tunisia, e in quelli con cui l’Europa intrattiene relazioni complesse, oscillanti tra la connivenza e il sospetto, come la Russia di Putin. La cartina ricorda irresistibilmente la dislocazione delle legioni e delle guarnigioni all’epoca in cui l’impero romano, ancora unificato, cominciava a mettersi sulla difensiva, diciamo da Marco Aurelio in poi.
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2006
Quando le truppe delle diverse nazioni belligeranti cominciarono a massacrarsi nell’estate del 1914, le loro divise erano per lo più quelle di trent’anni prima. Con l’eccezione degli inglesi, che avevano rinunciato da tempo alla tradizionale giubba rossa in favore del kaki, tutti gli altri mantenevano i segni esteriori di un modo di combattere che non esisteva più. I belgi portavano ancora il kepì e le spalline con le nappe, mentre i tedeschi avevano ancora l’elmo con il chiodo della guerra franco-prussiana. I russi erano abbigliati con la tipica tunica contadina e il berretto con visiera della guerra con i giapponesi. I francesi avevano il lungo cappotto rimboccato e spesso i pantaloni rossi del 1870. I copricapo della cavalleria erano vari e bizzarri come si conveniva a un’arma considerata ancora la più nobile, mentre i corazzieri portavano ancora la corazza e il cimiero con la coda di cavallo.
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2006
Conflitti globali 2
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Marzo 2005
Pensare i conflitti politici e sociali, in un’accezione molto ampia, senza proiettarli su scala planetaria è oggi privo di senso. Ciò non significa perseguire un’impossibile lettura unitaria o globale del conflitto – come avviene, al prezzo di un’evidente deriva ideologica, nelle teorie oggi prevalenti di destra («scontro di civiltà») o di sinistra («guerra civile globale») – quanto piuttosto comprendere la rete di implicazioni di cui ogni conflitto è espressione. Così, per esempio, la posta del controllo delle risorse energetiche in Medio Oriente è in gioco su diversi piani: egemonia americana, ruolo dell’Europa (con le sue divisioni e diverse sfere d’influenza), economia globale, mercato petrolifero, crisi dei nazionalismi arabi, movimenti religiosi ecc.